Addestramento ed educazione del Dandie Dinmont Terrier

Un terrier sensibile: si educa con la testa, non con la voce

Dei sette aggettivi con cui lo standard descrive il carattere di questa razza, due contano più degli altri quando si parla di educazione: indipendente e sensibile. Insieme dicono che con il Dandie i metodi duri non funzionano, e la fretta nemmeno.

In questa pagina: le priorità dei primi mesi, cosa ci si può fare, quanto movimento serve e come si gestisce quel pelo.

Sommario

Le priorità dei primi mesi

Dandie Dinmont Terrier color pepe seduto con lo sguardo verso l'obiettivo

La prima priorità in questa razza non è un comando: è la schiena. Un Dandie cucciolo va abituato subito a non saltare giù dal divano e a farsi prendere in braccio con due mani, una sotto il petto e una sotto il bacino.

Le scale sono il secondo capitolo pratico: nei primi mesi meglio evitarle, e da adulto meglio limitarle. Chi ha una casa su due piani mette una cancelletto e lo usa.

La terza è la socializzazione, e va fatta con calma: un cane sensibile in mezzo a troppo rumore impara a diffidare, non a socializzare. Meglio poche esperienze fatte bene.

La quarta è la toelettatura, e va insegnata da cucciolo: un Dandie che accetta di stare fermo sul tavolo è un Dandie con cui lo stripping si fa in pace per dodici anni.

Il metodo è quello e non ce n’è un altro: rinforzo positivo. Con un terrier indipendente serve rendergli conveniente collaborare; con un terrier sensibile serve non spaventarlo mai.

Le sessioni vanno tenute corte: cinque minuti tre volte al giorno rendono più di mezz’ora. Un Dandie che si annoia non discute, semplicemente si disinteressa.

E poi c’è la voce, in due sensi. Il primo è la sua: il Dandie ha un abbaio profondo, e insegnargli da cucciolo a smettere quando glielo si chiede evita problemi in condominio. Il secondo è la tua: alzarla con questa razza è tempo perso.

Cosa ci si può fare, e cosa è meglio evitare

Questa razza è classificata senza prova di lavoro, ma la testa da terrier è tutta lì: molto intelligente, determinato, tenace. Serve darle qualcosa da fare.

La strada più naturale è il naso. Il nose work e la ricerca olfattiva sono perfetti per un cane che è stato selezionato per lavorare sotto terra: stancano la testa e non toccano la schiena.

Il mantrailing funziona per lo stesso motivo, e ha il vantaggio di essere un lavoro in coppia: al Dandie, che è affezionato, l’idea piace.

L’hoopers è la disciplina che consigliamo più volentieri, e per una ragione tecnica: si corre fra archi e tunnel senza salti, quindi è pensata proprio per i cani che non devono sollecitare la colonna.

La rally-obedience è un buon compromesso fra l’obbedienza e il gioco, con percorsi brevi e molte occasioni di premiare. Il Dandie la regge bene se le sessioni restano corte.

L’attivazione mentale in casa – tappetini olfattivi, giochi di problem solving, ricerca di bocconi – è la cosa che rende di più con il minimo sforzo, e nei giorni di pioggia salva la giornata.

Quello che è meglio evitare sono le discipline con i salti: l’agility classica, il flyball, il dock diving. Su un cane condrodistrofico non è una questione di talento, è una questione di dischi intervertebrali.

E conviene aggiungere la regola generale delle razze lunghe e basse: niente corsa dietro alla bicicletta, niente salti in macchina – meglio una rampa – e niente giochi di tira e molla violenti.

Quanto movimento serve

Dandie Dinmont Terrier color pepe messo in stand dal conduttore su un ring

Meno di quanto la parola terrier faccia pensare: un’ora al giorno di camminata, divisa in due uscite, più qualche lavoro di naso, tiene bene un Dandie adulto.

È uno dei motivi per cui questa razza sta bene in appartamento: non è un cane che ha bisogno di correre per ore, ed è fra i terrier quello che si accontenta di più.

Le passeggiate vanno fatte dove possa annusare. Un Dandie che cammina sull’asfalto senza fermarsi fa esercizio ma non si soddisfa.

Il guinzaglio: sempre pettorina, mai collare a strozzo. Su un cane con questa colonna, gli strattoni sul collo sono da evitare per principio.

La libertà va data in aree recintate. È un terrier con l’istinto predatorio intatto e un naso che funziona: il richiamo, quando parte dietro qualcosa, non è affidabile.

Nei primi dodici mesi le regole sono più strette del solito: passeggiate brevi, niente corsa forzata e niente salti. La cartilagine di un condrodistrofico va trattata con rispetto.

Sul caldo serve attenzione: il doppio mantello isola, e in un cane basso il riverbero dell’asfalto estivo arriva addosso più che a un altro. D’estate si esce all’alba e alla sera.

Sul freddo nessun problema: il pelo impermeabile dell’aspetto generale viene dai torrenti dei Borders.

La gestione quotidiana: lo stripping e gli errori tipici

La manutenzione di questa razza ha un nome preciso, e conviene conoscerlo prima di prendere il cane: stripping. Il pelo morto si toglie a mano, non si taglia.

Il motivo sta nello standard: il pelo esterno deve dare un senso di crespo al tatto e presentarsi in ciuffetti. Con le forbici o con la tosatrice quella tessitura sparisce e il mantello diventa morbido e opaco. Non torna più come prima.

La cadenza pratica è una sessione ogni due o tre mesi da un toelettatore che conosca la razza, più una spazzolata a settimana a casa. Chi impara a farlo da sé risparmia parecchio in dodici anni.

Il ciuffo sulla testa e la frangia sugli anteriori vanno pettinati con delicatezza: sono pelo serico, si annodano.

Gli occhi vanno guardati ogni settimana, e non per pulizia: in una razza con la predisposizione alla goniodisgenesia, un occhio che diventa opaco o lacrima in modo diverso dal solito è un motivo per andare dal veterinario subito.

Il peso è la voce su cui non transigere. Lo standard dice da preferire i cani più leggeri, e su una schiena lunga ogni etto in più si scarica sui dischi.

Gli errori tipici. Trattarlo come un terrier qualunque, cioè con la voce alta: con un cane sensibile si ottiene solo che si chiuda.

Lasciarlo saltare dal divano e dalla macchina perché è piccolo e sembra innocuo.

Portarlo dal toelettatore sbagliato: chi non conosce lo stripping prende le forbici, e il mantello se ne accorge.

Comprare un cucciolo senza chiedere la gonioscopia dei genitori.

E aspettarsi un cane esuberante: il Dandie è dignitoso, ed è esattamente questo che piace a chi lo sceglie.