Storia ed origine del Porcelaine

I cani bianchi del re, la Rivoluzione e gli allevatori svizzeri che hanno salvato la razza

Lo standard FCI del Porcelaine non ha un cenno storico: comincia dall’aspetto generale. Ed è un peccato, perché questa razza ha una storia da romanzo, che passa per le abbazie francesi, per la Rivoluzione e per un manipolo di allevatori svizzeri.

In questa pagina: da dove viene, come ha rischiato di sparire, chi le ha dato questo nome e come è messa oggi in Italia.

Sommario

Dalla Franca Contea e dai cani bianchi del re

Due Porcelaine presentati in una esposizione canina

Il Porcelaine si chiama anche chien de Franche-Comté, cane della Franca Contea, dalla regione francese al confine con la Svizzera. Ed è considerato, con ogni probabilità, la razza più antica di quella terra.

L’origine esatta non è documentata, ma la ricostruzione che i francesi danno è questa: discende dai cani bianchi di Sant’Uberto della Lorena, che a loro volta risalgono ai chiens blancs du roy, i cani bianchi del re, la muta reale che si fa risalire fino a Francesco I.

Prima della Rivoluzione, cani bianchi e arancio di questo tipo erano presenti nelle abbazie di Luxeuil e di Cluny: i monasteri, in quei secoli, erano fra i pochi posti dove si allevava con criterio e si teneva memoria delle linee.

Fra gli antenati che la letteratura cinofila francese indica ci sono l’Harrier inglese, il segugio svizzero, il Talbot e il Montaimboeuf. Il tipo compare in Franca Contea nel Settecento.

Quello che ne esce è un segugio medio, veloce, con un mantello chiarissimo: nato per cacciare in una regione di boschi e di terreni duri, dove un cane bianco si vede da lontano.

La Rivoluzione, gli svizzeri e il marchese

La Rivoluzione francese fu una catastrofe per i cani da caccia. Le mute erano legate alla nobiltà e alle abbazie, e quando quel mondo è saltato sono saltati anche i cani: il Porcelaine rischiò di sparire del tutto.

A salvarlo furono, letteralmente, dei vicini di casa: alcuni allevatori svizzeri, al di là del confine, continuarono ad allevare questi cani lontano dai disordini francesi. È a loro che si deve la sopravvivenza della razza.

Quando la situazione si è calmata, i cani sono rientrati in Francia e la ricostruzione è cominciata. Nel 1844 cani di questo tipo erano ancora chiamati briquets francs-comtois, cioè segugi medi della Franca Contea.

Il nome che tutti conosciamo arriva poco dopo, e si deve a un personaggio: il marchese Théodore de Foudras, scrittore e cacciatore, a cui viene attribuito il battesimo della razza come porcelaine.

Il perché è tutto nel mantello: quel bianco lucido, sottilissimo, con la pelle scura che traspare sotto, ricorda l’aspetto quasi trasparente della porcellana. È uno dei pochi nomi di razza che descrive una sensazione visiva invece di un luogo o di un mestiere.

Lo standard, del resto, dà ragione al marchese: il colore è bianchissimo, e le macchie arancio si sovrappongono normalmente ad altre macchie nere di pigmentazione della pelle.

QuandoCosa succede
Prima della RivoluzioneCani bianchi e arancio nelle abbazie di Luxeuil e Cluny
XVIII secoloIl tipo compare in Franca Contea
Gli antenatiHarrier inglese, segugio svizzero, Talbot e Montaimboeuf
La RivoluzioneLa razza rischia di sparire del tutto
La salvezzaAlcuni allevatori svizzeri la tengono in vita
1844Questi cani si chiamano ancora briquets francs-comtois
Il nomeLo si deve al marchese Theodore de Foudras
Perché porcelainePer l’aspetto quasi trasparente del mantello bianco

Il Porcelaine oggi, in Francia e in Italia

Porcelaine bianchi presentati insieme sul ring

In Francia il Porcelaine è oggi un segugio da caccia vero, veloce, considerato uno specialista della lepre ma adattabile a molta selvaggina. Il mantello bianchissimo, in caccia, è un vantaggio pratico: si vede da lontano.

In Italia i numeri sorprendono. Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 1.246 cuccioli di Porcelaine: più di cento all’anno di media, con il massimo di 166 nel 2016.

È di gran lunga la razza più prolifica fra quelle che restavano da raccontare su questo sito, e il motivo è semplice: è un cane da caccia alla lepre, e in Italia la caccia alla lepre con i segugi è una tradizione viva.

C’è però un dato che sembra contraddire il primo: gli affissi registrati sono uno solo, in Campania, in provincia di Avellino.

Non è un errore: è la fotografia di come funziona il mondo dei segugi. Questi cani si allevano quasi tutti fra cacciatori, con cucciolate fatte in casa e iscritte all’ENCI, senza che nessuno registri un affisso da allevatore.

Per chi cerca un cucciolo cambia tutto, e ne parliamo nella pagina dedicata all’allevamento: non si cerca un allevamento, si cerca una squadra di caccia.

AnnoCuccioli iscritti all’ENCI
2015155
2016166
2017151
2018133
2019141
2020145
202168
2022102
202368
2024117
Totale in dieci anni1.246