Addestramento ed educazione del Jagdterrier
Facile da addestrare, difficile da accontentare
Lo standard del Jagdterrier lo definisce socievole e facile da addestrare, ed è vero: impara in fretta e collabora. Il problema non è insegnargli le cose, è dargli abbastanza da fare.
Qui dentro: cosa insegnare da cucciolo, la gestione dell’istinto predatorio, il richiamo e quali attività servono a un cane come questo.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

Con un cane così reattivo, i primi mesi contano il doppio. Le priorità sono socializzazione con cani e persone, condotta al guinzaglio, autocontrollo e richiamo.
La socializzazione con gli altri cani è l’investimento più importante: un Jagdterrier ben socializzato è gestibile, uno cresciuto isolato diventa un problema al primo incontro con un maschio adulto.
L’autocontrollo va costruito con esercizi semplici e quotidiani: aspettare la ciotola, aspettare prima di uscire dalla porta, stare fermo mentre succede qualcosa di interessante. In un cane pieno di temperamento è la competenza che cambia tutto.
Il metodo è il rinforzo positivo: è un cane intelligente, motivato dal cibo e dal gioco, che impara più in fretta di quanto vi aspettiate. La durezza, con un cane coraggioso e tenace, ottiene solo un cane che si irrigidisce.
Sul fisico vale la regola dei cani atletici: prima dei dodici mesi niente salti ripetuti e niente corse lunghe su asfalto.
L’istinto predatorio e il richiamo
Qui bisogna essere chiari, perché è il punto su cui si sbaglia di più: il Jagdterrier ha un istinto predatorio che pochissime razze eguagliano. È stato selezionato per questo per cento anni.
In pratica significa che qualsiasi cosa si muova e sia più piccola di lui può diventare un obiettivo: gatti, roditori, uccelli, e in campagna anche animali più grossi. Non è cattiveria, è il mestiere per cui esiste.
Il richiamo va quindi costruito con serietà fin da cucciolo, con premi di valore altissimo e con la consapevolezza che quando il cane è in caccia la competizione è persa in partenza. La longhina nei posti aperti non è una sconfitta: è buon senso.
La recinzione deve essere a prova di scavo: questo è un cane che va sottoterra per mestiere, e una rete che non arriva sotto il livello del terreno è un invito.
Sugli altri cani: la maggior parte dei Jagdterrier convive benissimo con i cani di casa, ma fra maschi adulti sconosciuti la tolleranza può essere bassa. Presentazioni gestite e guinzaglio nei contesti affollati.
Un’ultima cosa che i conduttori esperti ripetono sempre: questo cane non si spaventa. Lo standard dice mai timido, e in un cane piccolo l’assenza di paura è una qualità in caccia e un rischio in strada.
Quanto movimento serve e quali attività

Il conto realistico è di almeno due ore al giorno fra movimento e testa, e per questa razza è un minimo, non un obiettivo.
Le attività che funzionano meglio sono quelle che usano il naso e la testa: nose work, ricerca in ambiente, mantrailing. Un cane selezionato per cercare sottoterra ha bisogno di cercare qualcosa.
Poi le discipline sportive: l’agility gli si adatta benissimo (è agile, veloce e coraggioso), e anche il dog trekking, perché la resistenza c’è tutta.
Ottimo anche il lavoro in acqua: i fondatori, dice lo standard, volevano un cane che amasse l’acqua, e la maggior parte dei Jagdterrier ci va volentieri.
Quello che non funziona è la routine: una passeggiata identica ogni giorno lo lascia insoddisfatto. Con un cane così serve varietà più che quantità.
E se andate a caccia, ovviamente, tutto questo diventa superfluo: un Jagdterrier che lavora è un Jagdterrier felice, e a casa dorme.

