Allevamento del German Shorthaired Pointer
Quanto costa un cucciolo, i test da pretendere e i numeri italiani
Il Kurzhaar è una delle razze più allevate d’Italia: 22.695 cuccioli iscritti all’ENCI in dieci anni e 93 affissi attivi. Il problema, qui, non è trovare un cucciolo: è scegliere l’allevamento giusto in un panorama enorme.
In questa pagina: quanto costa, quali test pretendere, la differenza fra linee da lavoro e linee da compagnia e i numeri anno per anno, che raccontano una razza in calo.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Kurzhaar

Un cucciolo con pedigree costa in Italia fra gli 800 e i 1.500 euro. Si superano i 2.000 per le cucciolate da genitori titolati in prove di lavoro, che in questa razza sono la moneta corrente.
Nel prezzo di un allevatore serio ci sono le lastre dei riproduttori, i test genetici, la prima vaccinazione, il microchip, le sverminazioni, l’iscrizione al libro genealogico e due mesi di cucciolata cresciuta in mezzo alle persone. Un cucciolo da trecento euro senza documenti, in una razza con 93 allevamenti seri, non ha nessuna giustificazione.
Il primo anno costa altri 500-700 euro, e il mantenimento poi si assesta sui 70-110 euro al mese: un cane da trenta chili che si muove tanto mangia in proporzione.
Sulla toelettatura non si spende nulla: un guanto di gomma e cinque minuti a settimana. Il costo vero di questa razza non è in euro, è in tempo: due ore al giorno per dodici anni sono un impegno che va guardato in faccia prima di firmare.
I test da pretendere e la domanda sulle linee
I controlli di base sono tre e un allevatore serio li ha già pronti. Le lastre di anche e gomiti di entrambi i genitori, la visita oculistica (entropion ed ectropion sono i difetti da escludere) e il test del DNA per la malattia di von Willebrand, il difetto della coagulazione descritto in questa razza.
Poi c’è la domanda che in una razza da caccia così diffusa conta più di tutte le altre: quelle linee da cosa vengono e per cosa sono selezionate. Esistono cucciolate da field trial, con motori pensati per gare di cerca, e cucciolate da caccia pratica o da compagnia sportiva. Non sono cani diversi sulla carta, ma in una famiglia sedentaria un cane da field trial è un problema.
Ha senso raccontare all’allevatore come vivrà il cane e farsi consigliare, anche il singolo cucciolo dentro la cucciolata. Chi alleva bene osserva i cuccioli per settimane e sa dirti quale è il più tranquillo e quale il più intraprendente.
Le altre cose sono quelle di sempre: vedere la madre e valutarne il carattere (lo standard chiede un cane fermo, equilibrato, affidabile, quindi una madre nervosa è un segnale forte), cuccioli cresciuti in mezzo alle persone e non in box, consegna non prima dei 60 giorni con microchip e pedigree.
E una raccomandazione pratica sulla torsione dello stomaco: chiedere all’allevatore se in famiglia ci sono stati casi. Non esiste un test, ma esiste una familiarità, e in un cane grande e profondo di torace è un’informazione che vale.
Il Kurzhaar in Italia: i numeri dell’ENCI

Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 22.695 cuccioli di Kurzhaar. Sono numeri da grande razza: oltre duemila cuccioli l’anno per quasi tutto il decennio, con il picco di 2.643 nel 2021.
La notizia dentro i numeri, però, è il calo: dai 2.555 del 2015 ai 1.818 del 2024, cioè quasi il 30 per cento in meno. È lo stesso andamento di tutte le razze da caccia italiane e segue il calo del numero di cacciatori.
Gli affissi attivi sono 93, e la geografia racconta dove si caccia e si alleva: Lombardia con 21, Emilia Romagna con 12, Veneto con 11, Toscana con 10, poi Lazio, Sicilia, Friuli, Campania, Piemonte e via giù per tutta la penisola.
Con questi numeri il consiglio è l’opposto di quello che diamo per le razze rare: non c’è nessuna urgenza, si può scegliere. Visitare più allevamenti, guardare i genitori al lavoro se possibile, chiedere i test e prendersi il tempo. Un cane che vivrà dodici o quattordici anni merita qualche settimana di ricerca in più.

