Allevamento del Bouvier des Ardennes
Quanto costa un cucciolo e perché in Italia non ne nasce nemmeno uno
Il Bouvier des Ardennes è una delle razze FCI che in Italia non ha né nascite né allevamenti. In questa pagina trovi cosa dicono i numeri dell’ENCI, quanto costa un cucciolo in Belgio e le domande da fare quando si compra a distanza una razza con una base genetica così piccola.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Bouvier des Ardennes

Un cucciolo con pedigree FCI costa attorno ai 1.000-1.500 euro. Il prezzo però non è il problema: il problema è che in Italia non ci sono cucciolate, e che anche in Belgio ce ne sono poche.
Il riferimento è il Belgio, dove la razza è nata e dove esiste un club che la segue, e in seconda battuta i Paesi Bassi e la Francia. Ai costi del cucciolo vanno aggiunti almeno due viaggi: uno per vedere i cani e uno per prendere il cucciolo.
Il mantenimento è quello di un cane da trenta chili: fra i 70 e i 100 euro al mese fra cibo, antiparassitari e veterinario di routine. Sul pelo si risparmia, perché non serve toelettatura.
L’attesa è la voce che nessuno mette nel preventivo e che qui pesa più di tutte: parliamo di mesi, a volte di più di un anno, perché le cucciolate in tutta Europa si contano sulle dita.
E vale la solita regola con gli annunci: se qualcuno in Italia ti propone subito un cucciolo di Bouvier des Ardennes con pedigree, chiedi quale libro genealogico lo ha registrato. Con zero nascite ENCI in dieci anni, la risposta è interessante.
Le domande da fare a un allevatore di Bouvier des Ardennes
La prima, in questa razza, viene prima di tutte le altre: quanto sono consanguinei i genitori? La razza è stata ricostruita da pochissimi cani ritrovati negli anni Ottanta, e l’inbreeding è il vero tema sanitario. Chiedi il pedigree completo su quattro o cinque generazioni e guarda quanti nomi si ripetono.
La seconda riguarda le anche e i gomiti: lastre ufficiali, con un risultato scritto. Nessun club impone esami obbligatori in questa razza, e proprio per questo un allevatore che li fa comunque ti sta dicendo qualcosa di sé.
La terza riguarda il carattere dei genitori, e va verificata di persona. Lo standard chiede un cane socievole, adattabile e coraggioso, e mette fra i difetti la timidezza e l’indolenza: un riproduttore pauroso o spento è un problema che si eredita.
La quarta riguarda l’attitudine al lavoro. Nel Bouvier des Ardennes l’istinto di conduzione è ancora vivo: se l’allevatore lavora i suoi cani, anche solo con il treibball o con le prove di conduzione, è il segnale migliore che puoi avere.
La quinta riguarda l’ambiente in cui crescono i cuccioli. In una razza da fattoria è normale che nascano in mezzo agli animali, e va bene: quello che serve in più è che vedano persone, rumori e situazioni diverse nelle prime otto settimane.
La sesta riguarda la coda. Se ti raccontano che il cucciolo ha la coda corta perché è stata tagliata, sappi che nella razza la maggior parte dei soggetti nasce brachiuro o anuro, e che in Italia la caudectomia è vietata.
E poi le regole dell’acquisto all’estero, che non si negoziano: vedere cuccioli e madre di persona almeno una volta, mai spedizioni con corriere, pedigree, microchip e passaporto europeo in regola, e ricordare che per attraversare le frontiere il cucciolo deve avere la vaccinazione antirabbica valida.
Il Bouvier des Ardennes in Italia: i numeri dell’ENCI
I dati italiani stanno in una riga: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI non ha registrato nessuna nascita di Bouvier des Ardennes, e non risulta nessun allevamento con affisso dedicato alla razza.
Non è un errore dell’archivio: la razza ha un suo codice nel libro genealogico, e la casella delle iscrizioni è semplicemente vuota. È la condizione di una manciata di razze FCI, quasi tutte cani da lavoro legati a una regione precisa.
Il motivo è doppio. Il primo è che in Italia i cani da conduzione del bestiame di questa taglia sono già coperti da razze molto più diffuse, dal Border Collie in giù. Il secondo è che il Bouvier des Ardennes non ha mai avuto una vetrina: non è un cane da esposizione, non è un cane da film, ed è tornato dall’estinzione appena trent’anni fa.
Per chi lo vuole comunque, le conseguenze pratiche sono tre. Si compra all’estero. Si aspetta, spesso a lungo. E si accetta di avere un cane che in Italia nessuno riconosce: al parco lo chiameranno meticcio, dal veterinario sarà il primo della razza che vedono.
C’è però un rovescio positivo, e ha senso dirlo: chi alleva questa razza lo fa per passione, non per mercato. In una cinofilia dove tante razze sono state rovinate dalla moda, il Bouvier des Ardennes è rimasto quello che era, un cane da contadini che lavora.

