Storia ed origine del Cocker Spaniel Inglese
Il cane della beccaccia e la separazione fra lavoro ed esposizione
Il nome di questa razza racconta esattamente il suo mestiere, e quasi nessuno lo sa. In questa pagina trovi da dove viene il Cocker, perché è diventato una razza a sé solo dopo il 1873, come si sono separate le linee da lavoro e da esposizione e perché in Italia è una delle razze più numerose in assoluto.
Sommario
Il cane che fa alzare la beccaccia

Lo standard lo dice in una riga: il Cocker ha avuto origine come cocking spaniel ed il nome deriva dalla capacità di far alzare in volo la beccaccia. In inglese la beccaccia si chiama woodcock: da lì cocker.
Il mestiere di questo cane non è mai stato riportare o fermare: è cercare. Doveva entrare nel folto, frugare fra i rovi, stanare la selvaggina e farla alzare in volo per il cacciatore. La FCI lo classifica ancora oggi fra i cani da cerca, con prova di lavoro.
È per questo che lo standard, parlando del carattere, aggiunge quella frase che a leggerla sembra poesia e invece è tecnica: senza alcun timore dei terreni infestati dai rovi. Un cocker che si ferma davanti a una siepe non fa il suo lavoro.
Per secoli, in Gran Bretagna, gli spaniel si dividevano per compito e taglia, non per razza: nella stessa cucciolata potevano nascere cani destinati a lavori diversi, e il nome seguiva la funzione.
1873: nasce il Kennel Club, nascono le razze
Il passaggio da tipo a razza è datato con precisione dallo standard: il Cocker viene riconosciuto come razza indipendente da Field Spaniel e Springer Spaniel poco dopo la fondazione del Kennel Club inglese nel 1873.
Prima di allora, uno spaniel piccolo e uno grande potevano essere fratelli di cucciolata e prendere due nomi diversi a seconda del peso. Con i registri, le famiglie di spaniel diventano razze distinte, ciascuna con il proprio standard.
Poi arriva la seconda separazione, quella che si vede ancora oggi in ogni allevamento: fra i cani da esposizione e quelli da lavoro. Anche questa è scritta nello standard, con una franchezza rara: il Cocker d’esposizione è più robusto e più pesante rispetto a quello utilizzato per il lavoro.
Il risultato è che oggi esistono due tipi di Cocker molto diversi da vivere: quello da esposizione, più pieno e più tranquillo, e il working cocker, più leggero, con meno frange e con un’energia che sorprende chi non se l’aspetta.
Da non confondere, infine, con il Cocker Americano: è un’altra razza, più piccola, con il muso più corto e il pelo molto più abbondante. Si sono separati negli Stati Uniti nel Novecento.
Il Cocker oggi, in Italia

In Italia il Cocker è una delle razze più numerose in assoluto: negli ultimi dieci anni l’ENCI ha registrato 26.755 cuccioli, e a differenza di quasi tutte le altre razze la curva è in crescita.
Si passa dai 2.159 cuccioli del 2015 ai 2.927 del 2024, con il picco di 3.378 nel 2021. Sono numeri che in Italia solo poche razze raggiungono.
Sui colori, l’Italia registra le varietà separatamente e il quadro è interessante: 10.846 cuccioli di altri colori, cioè pezzati e roani, 8.079 neri e 7.814 rossi. La fetta più grossa è quella dei mantelli composti.
Gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono 135, con la Lombardia in testa a venti, seguita dal Lazio con diciannove e da Toscana, Veneto ed Emilia Romagna con quattordici ciascuna.
Con una rete così, non c’è nessun motivo per rivolgersi a un annuncio: un allevamento serio è quasi sempre raggiungibile in giornata, e su una razza con una malattia renale ereditaria questo fa la differenza.

